Recensione di La Gradiva di Marine Atlan · di Clara Barrios Martinez · Generazione Cinéphile, France Odeon 2026
Come si può prevenire un evento così tragico? È davvero possibile prevenirlo?
Il film La Gradiva è del 2026 e della regista Marine Atlan. La regista è entusiasta di ricevere il premio “Miradas del Mediterráneo” (Sguardi del Mediterraneo), sottolineando come le sue radici in Tunisia rendano questo riconoscimento altamente simbolico per lei.
Il film segue un gruppo di studenti dell’ultimo anno delle superiori in un viaggio a Napoli, accompagnati dal loro insegnante di latino. Si può definire un film di formazione, poiché esplora il percorso di apprendimento dei giovani e il loro passaggio da una fase della vita a un’altra. Nella storia, si comprende che si tratta di un viaggio di fine anno scolastico e che i personaggi si trovano in una fase di transizione: hanno concluso la scuola superiore e stanno per passare all’università, senza però avere le idee chiare su cosa scegliere.
Vale la pena notare che la tragedia nel film — che scaturisce non solo dalla visita alle rovine di Pompei, evento di per sé tragico, ma anche dal destino di uno dei personaggi principali, che muore al termine del viaggio — riveste un’importanza significativa. Il finale è imprevedibile, poiché è impossibile comprendere come una cosa del genere possa accadere al personaggio.
Le inquadrature realizzate durante queste visite mostrano diverse scultura, configurandosi, di fatto, come una lezione di storia dell’arte. I dialoghi in queste sequenze sono scritti in modo magistrale e conferiscono al film un senso di naturalezza. Ciò si riflette nella sequenza della lezione di storia dell’arte, in cui il docente descrive un affresco e chiede agli studenti le loro opinioni. Tale sequenza rivela le tensioni presenti all’interno della classe – così come quelle tra i singoli personaggi – data la loro grande diversità, le differenti preoccupazioni e le personalità ben distinte. Ogni individuo pensa in modo unico e questa diversità viene rappresentata con chiarezza.
Attraverso una fotografia splendida, da cui si può notare che ha talento per la fotografia, e ricca di colori e una regia magistrale, il regista coglie il viaggio di un gruppo verso il passato, partendo dal presente.
Un piacere da guardare, che offre uno sguardo sulla realtà di un gruppo di giovani e sulla responsabilità che l’insegnante si assume nel guidarli. È un film che riesce a commuovere, spingendo al contempo a riflettere sulle proprie azioni e sull’impatto che ogni cosa comporta.