LUNEDÌ 1 NOVEMBRE, ore 16.00

Les choses humaines

Di Yvan Attal

con Ben Attal / Suzanne Jouannet / Charlotte Gainsbourg / Pierre Arditi / Mathieu Kassovitz

Regista

Yvan Attal muove i suoi primi passi nel cinema con Eric Rochant, che lo porta al César come miglior promessa maschile nel 1989. Nella sua carriera sarà poi diretto, tra gli altri, da Spielberg in Munich. Dal 1997 passa dietro la macchina da presa e realizza Ma femme est une actrice e Ils se marrièrent et eurent beaucoup des enfants (2004), entrambi interpretati da Charlotte Gainsbourg.
Il suo Mon chien stupide ha vinto il premio della giuria a France Odeon 2019.

Sceneggiatura

Yaël Langmann, Yvan Attal

Genere

Drammatico

Durata

138'

Fotografia

Rémy Chevrin

Montaggio

Albertine Lastera

Scenografia

Samuel Deshors

Suono

Pierre André, Thomas Desjonquères, Jean-Paul Hurier

Produzione

Curiosa Films, Films sous influence

Distribuzione Internazionale

Gaumont

Distribuzione Italia

Movies Inspired

Yvan Attal volta pagina e, messa da parte la commedia tratta da John Fante, resta dietro la cinepresa per affrontare uno dei nodi più scottanti dell’oggi: la violenza sessuale. Si riaffida alla sua talentosa famiglia di attori (Charlotte Gainsbourg e il figlio dei due, Ben, che rischia di esplodere, bello e bravo com’è), affiancati dall’ottimo Mathieu Kassowitz e da un vecchio fuoriclasse che di nome fa Pierre Arditi. 

Nella Parigi ricca ed intellettuale i ragazzi studiano negli States e quando tornano a casa si divertono alle feste, bevono molto più che champagne, tirano di coca e scommettono volgarmente sulle conquiste di una notte. Ma il passo tra il gioco e la tragedia è piccolo, le conseguenze per contro infinite.
E c’è di più: la ragazza che denuncia è figlia del nuovo compagno della madre dell’accusato, le famiglie allargate si chiudono a riccio, tutto cambia. Ma chi ha ragione? Nel processo gli avvocati chiedono, le parti in causa rispondono, i giudici ascoltano, ma quel che è accaduto davvero, lo sapremo mai?
Non è questo il punto. Attal ci fa riflettere, con garbo, senza cadere nella trappola di un trial movie all’americana. (VG)