SABATO 30 OTTOBRE, ore 19.15

L’homme de la cave

Di Philippe Le Guay

con François Cluzet / Jérémie Renier / Bérénice Bejo / Jonathan Zaccaï

Regista

Docente alla Fémis, sceneggiatore, autore per la tv, Philippe Le Guay realizza il suo primo lungometraggio, Les Deux Fragonard nel 1989. Nel 1995 esce L’Année Juliette, he segna l’inizio del sodalizio con Fabrice Luchini, che prosegue con Il costo della vita (2003), Le donne del sesto piano (2011) e Molière in bicicletta (2013).
Dopo Florida, ultimo ruolo di Jean Rochefort (2016), è la volta di Normandie nue, presentato a France Odeon nel 2018.

Sceneggiatura

Philippe Le Guay, Gilles Taurand, Marc Weitzmann

Genere

Thriller

Durata

114'

Fotografia

Guillaume Deffontaines

Montaggio

Monica Coleman

Scenografia

Emmanuel De Chauvigny

Suono

Laurent Poirier, Vincent Gouillon, Olivier Goinard

Produzione

Les Films des Tournelles

Distribuzione Internazionale

Playtime

Distribuzione Italia

BIM Film

Introducono Philippe Le Guay, Bérénice Bejo e la produttrice Anne-Dominique Toussanint ed Enrico Fink, presidente della Comunità Ebraica di Firenze


La cantina contiene vino, vecchie cose da buttare, spettri del passato pronti ad essere risvegliati.
L’uomo che la vuole comprare, solo David (Jérémie Renier) sa perché, ispira inizialmente fiducia, forse non simpatia ma certo umana compassione. Ma quel margine di dubbio su Mr Fonzic (strepitoso François Cluzet), all’improvviso, deflagra come una bomba. Un ingorgo nel traffico ed è già troppo tardi: per legge la cantina è sua. Quel luogo non luogo, quell’antro segreto nel bel mezzo del condominio, diventano la porta verso l’inferno dei sentimenti.

Antisemitismo, una coppia che si scoppia (accanto a David c’è Hélène, intensa Bérénice Bejo) e una famiglia che vacilla. Il nemico ormai è tra noi, come la macchia d’umido sul soffitto o quella brutta ferita alla mano che si infetta. Girato a colori con l’intenzione del bianco e nero, tra omaggi visivi a Fritz Lang e echi letterari di Poe, l’opera di Philippe Le Guay ben svolge il difficile tema di raccontare il negazionismo, sottraendosi a finali scontati.
La cantina è sempre laggiù, chissà, un giorno… (VG)