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News · Novembre 2026

Ni vue, ni connue: Isabelle Huppert e l’arte di non sentirsi invisibili

Recensione di Ni vue, ni connue di Marc Fitoussi · di Valentina Messina · Generazione Cinéphile, France Odeon 2026

Essere invisibili agli occhi degli altri, soprattutto quando si desidera disperatamente essere notati. È questa la contraddizione, tanto comica quanto profonda, al centro di Ni vue, ni connue, la commedia di Marc Fitoussi che riesce a far sorridere e, un attimo dopo, lasciare addosso una certa malinconia.

A interpretare Corinne è Isabelle Huppert, una delle attrici più vue e connue del cinema francese, che qui si diverte a vestire i panni di una donna che, al contrario, non ce l’ha fatta. O meglio, che non ha ancora rinunciato all’idea di farcela.

Corinne è eccentrica, testarda, a tratti insopportabile. Lavora come comparsa sui set cinematografici, ma non accetta di essere trattata come una presenza invisibile. Contesta costumi e acconciature, discute con gli assistenti di produzione, distribuisce curriculum a chiunque le capiti a tiro. Ed è proprio quando cerca disperatamente di piazzare il suo curriculum che Corinne fa quasi tenerezza. La sua insistenza rasenta la disperazione, eppure è difficile non apprezzarne la determinazione. Per quanto possa risultare invadente o fuori luogo, continua a provarci, anche quando tutti sembrano aver deciso che per lei non ci sia spazio.

La svolta arriva quando incontra Sandrine Kiberlain, che interpreta una versione di sé stessa. Corinne vede in lei la possibilità di uscire dall’anonimato e si aggrappa a questa occasione con un entusiasmo che oscilla tra il comico e il disperato. Fitoussi riesce a essere leggero senza scadere nel superficiale. Si ride delle situazioni paradossali in cui Corinne si caccia, delle sue pretese e della sua ostinazione. Ma dietro ogni scena buffa si intravede qualcosa di più profondo: la paura di non essere abbastanza, di passare inosservati, di trascorrere una vita intera aspettando un’occasione che forse non arriverà mai.

Ed è proprio in questa zona grigia, che riguarda tutti e non soltanto il mondo dello spettacolo, che il film trova la sua dimensione più interessante. Il bisogno di riconoscimento, la ricerca di un posto nel mondo, quella sottile distanza tra ciò che siamo e ciò che avremmo voluto diventare.

Fitoussi racconta tutto questo senza appesantire la commedia, lasciando che siano le contraddizioni della protagonista a parlare. E Huppert è bravissima a rendere Corinne ridicola e commovente, spesso nello stesso momento.

Perché in fondo, tutti al mondo cerchiamo una parte in cui essere protagonisti e non semplicemente comparse.

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