Irresistibilmente attratto dalla poetica di Fassbinder, François Ozon torna a frequentarlo vent’anni dopo Gocce d’acqua su pietre roventi Gouttes d’eau sur pierres brûlantes. Questa volta la sfida è grande, riguarda Le lacrime amare di Petra von Kant, cult che più cult non si può. Ma il maestro ha la mano sicura, sposta la storia al maschile (tra l’altro era l’ispirazione originale di Fassbinder) e dalla moda nel mondo del cinema, con una scenografia di rara attenzione. Peter (Denis Ménochet), regista di successo, vive con Karl (Stefan Crepon), attendente tuttofare che lo adora e gli scusa ogni sopruso. Sono una coppia? Forse. Ma poi arriva il giovane e fotogenico Amir (Khalil Ben Gharbia), scatta il colpo di fulmine con Peter e tutto cambia: gli equilibri in casa, la carriera, l’amicizia con la star Sidonie che colpevolmente è stata l’artefice dell’incontro (è Isabella Adjani, “dirigerla è come suonare uno Stradivari”).
La storia vola leggera, nel dramma ma leggera, e arriviamo alla fine senza perderne una sfumatura. L’epilogo, che si avvale dell’entrata in scena di Hanna Shygulla (Ozon si è pure divertito a citare Fassbinder chiamandone l’attrice feticcio) sulla carta non riserverebbe sorprese, ma al contrario ci porta lontano, con sofferta poesia. (VG)
