SABATO 30 OTTOBRE, ORE 22.15

Serre-moi fort

Di Mathieu Amalric

con Vicky Krieps / Arieh Worthalter 

Regista

Nella sua lunga carriera di attore ha lavorato tra gli altri con Otar Iosseliani, Arnaud Desplechin, Olivier Assayas, Benoît Jacquot, Claude Miller, Stephen Spielberg, Sofia Coppola, Emmanuel Carrère, Alain Resnais, David Cronenberg, Roman Polanski, ottenendo tre César.
Debutta dietro la cinepresa nel 1997 con Mange ta soupe; Tournée (2010) vince il premio per la miglior regia a Cannes. Dopo Barbara (2017), Serre-moi fort è il suo ottavo lungometraggio.

Sceneggiatura

Mathieu Amalric, Claudine Galéa

Genere

Drammatico

Durata

97'

Fotografia

Christophe Beaucarne

Montaggio

François Gedigier

Scenografia

Laurent Baude

Suono

Olivier Mauvezin, Martin Boissau

Produzione

Les Films du Poisson

Distribuzione Internazionale

Gaumont

Distribuzione Italia

Movies Inspired

“Morire, dormire. Forse sognare”.
Risulta pressoché impossibile raccontare di un film che si costruisce fotogramma su fotogramma, sequenza dopo sequenza. Che cambia ad ogni scena, che sfugge alle aspettative. Un film intensamente voluto dal suo regista, Mathieu Amalric, che per realizzarlo ha adattato una pièce teatrale di Claudine Galea, sfidando ogni legge di montaggio, ribaltando i cliché narrativi.
Potremmo dire che Clarisse (Vicky Krieps) parte, una mattina, lasciando Marc e i due figli. Ha bisogno di aria, di mare, di avventura forse. Ma possiamo anche dire che qualcosa non quadra, fin da subito. Perché Serre-moi fort richiede attenzione, dedizione alla sua fotografia perfetta, ascolto dei suoi dialoghi sussurrati. Come in un poliziesco (genere con cui non ha niente a che vedere, beninteso), Amalric ci offre indizi, piccoli e preziosi, per ricomporre un mosaico fatto di presente e passato, realtà e finzione.
Potremmo meglio dire, allora, che si tratta di una storia d’amore, di un grande e sofferto amore. E che affidandoci alle note del piano, ad un accendino decorato, al ghiaccio che conserva i pesci (ma non solo) possiamo arrivare a capire molto, se non tutto. (VG)